Categoria: Associazioni e Comitati
Commentare: 27.04.2007 10:32
La storia del (doppio) depuratore di Tordandrea
Nel 1987, la Regione Umbria redigeva un progetto per la “Realizzazione di un sistema di disinquinamento del fiume Chiascio (Comuni di Assisi e Bastia Umbria)”, finanziato con i fondi FIO ’86 per la costruzione di un unico depuratore per i due comuni di Assisi e Bastia Umbra.
Il progetto veniva approvato dal CIPE che stanziava L.11.420.000.000, a favore della Regione Umbria, per la costruzione di un solo depuratore per entrambi i Comuni interessati nel territorio del Comune di Bastia Umbria, al confine con il Comune di Assisi e di Bettona, a circa 800 metri dalla frazione di Tordandrea di Assisi.
Nella Relazione tecnica redatta dalla Regione dell’Umbria ed allegata al progetto FIO ’86 si precisava che un impianto unico avrebbe avuto i vantaggi del minor costo complessivo dell’investimento, minor costo di gestione, migliore funzionamento dell’impianto, migliore affidabilità sul controllo dell’inquinamento e minor impatto ambientale.
Nel frattempo il Comune di Assisi, nonostante partecipasse al progetto unitario, chiedeva autonomamente ed otteneva dalla Cassa Depositi e Prestiti, L.6.363.000.000 per la costruzione di un proprio, distinto, depuratore nelle vicinanze della stessa frazione di Tordandrea.
La Regione Umbria, senza avvisare né il CIPE né la Commissione Tecnico-Scientifica del Ministero dell’Ambiente, decideva di variare il progetto FIO ’86 consentendo che, ai lati della frazione di Tordandrea, nell’arco di circa due chilometri, si costruissero due depuratori, uno dei quali sul territorio del comune di Assisi che è sottoposto a vincolo paesaggistico sin dal 1954.
Contro tale decisione ricorsero al TAR Umbria i residenti della zona, la Pro-Loco di Tordandrea e Legambiente Umbria con ben quattro ricorsi (il n.398 del 1990, il n.550 del 1991, il n.232 del 1992 ed il n.208 del 1993), contestando vari profili di illegittimità degli atti e lamentando il fatto che il raddoppio del depuratore avrebbe comportato un pesante impatto ambientale nella zona di Tordandrea, una riduzione della qualità della vita dei residenti, ma anche maggiori costi di costruzione e gestione dell’impianto con una sospetta moltiplicazione degli appalti pubblici.
Con deliberazione n.6990/93 del 13 ottobre 1993, la Giunta regionale, preso atto dei ricorsi al TAR e della lettera-invito a non eseguire i lavori inviata nel frattempo dal Ministero per i Beni Culturali, abbandonava l’ipotesi dei due depuratori per tornare a quella iniziale di un solo depuratore.
Il TAR dell’Umbria con la sentenza n.460 del 14 maggio 1998, visto che la Regione aveva fatto marcia indietro, dichiarava la sopravvenuta carenza di interesse dei ricorrenti e compensava le spese del giudizio.
Il Consiglio di Stato con la sentenza n.1684 dell’11 aprile 2007, ha riformato la sentenza del TAR Umbria ed messo la parola fine sulla lunga vicenda, dando piena ragione al Comitato e condannando la Regione Umbria ed il Comune di Assisi a pagare €.12.000 di spese legali.
Perugia, 26 aprile 2007
Comitato di Tordandrea - Legambiente Umbria