Commentare: 03.01.2007 00:15
Rischia la chiusura la strada e la galleria di Forca Canapine che collega l’Umbria alle Marche. La notizia ha meritato solo la cronaca locale e riferisce che l’ANAS non vuole prendere in carico la strada che ogni anno costa alla Provincia di Ascoli Piceno 160.000 euro per l’illuminazione e 100.000 per la guardiania e che necessita di manutenzione straordinaria per due milioni di euro.
Il presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Massimo Rossi, ha scritto alla presidente Lorenzetti, dichiarando che se non accadrà nulla, il 2 maggio ci vedremo costretti a chiudere la strada.
A rischio di chiusura, anzi chiusa in diversi punti nella zona del Verghereto, è la E-45 che oramai è praticabile solo con un fuoristrada.
Molte strade di Perugia e della provincia sono coperte di buche che non sembrano diminuire nonostante qualche tentativo del Comune e della Provincia.
L’Umbria ha una rete stradale che, con riferimento sia al numero di abitanti che al reddito prodotto, è di molto superiore alla media nazionale, con la conseguente maggior difficoltà di trovare i soldi per la loro manutenzione.
A fronte di alcune strade in parte chiuse o che stanno per chiudere e delle tante disseminate di buche, vi è il faraonico progetto di nuove strade che, secondo i cantori di un progresso fatto di svincoli, viadotti e gallerie, dovrebbe consentire all’Umbria di superare il suo isolamento.
La realtà però è ben diversa ed è quella appena descritta: nessun isolamento stradale (semmai molto più serio è l’isolamento ferroviario), ma incapacità o non volontà di fare manutenzione sulle molte strade esistenti.
Mentre la galleria di Forca Canapine ed il collegamento con Ascoli Piceno rischiano la chiusura per mancanza di due milioni di euro per la manutenzione straordinaria, avanza a grandi passi il progetto Quadrilatero Umbria-Marche che costerà la bella cifra di 2,3 miliardi di euro.
Inoltre, se la Tre Valli perde un pezzo verso Ascoli perché mancano i due milioni di euro per la strada di Forca Canapine, guadagna però l’altro pezzo Eggi-San Sabino per il quale il CIPE ha trovato ben 14,5 milioni di euro.
Anche per la E-45 non si trovano i soldi per la manutenzione, tanto che è chiusa da tempo al Verghereto e impraticabile in più punti pure nelle zone in pianura, nonostante ciò avanza a grandi passi il progetto della nuova autostrada che dovrebbe sostituirla tra quindici o venti anni e per la modica cifra di undici miliardi di euro. Infatti, il 6 aprile l’ANAS ha pubblicato l’avviso di richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale dell’autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre che comprende anche l’intero tracciato del Nodo di Perugia, merce di scambio per il consenso prestato dalla regione Umbria alla nuova autostrada.
E’ quindi ufficiale e definitivo che il Nodo di Perugia, pur avendo solo per sette chilometri le caratteristiche autostradali (da Collestrada a Madonna del Piano), fa parte del complessivo progetto di trasformazione della E-45 gratuita in autostrada a pagamento.
Il che significa che solo per il Nodo di Perugia si spenderanno 730 milioni di euro, si distruggerà quel poco di territorio agricolo rimasto, per realizzare una bretella a pagamento di circa 23 chilometri senza risolvere i veri problemi di Perugia che erano e rimarranno quelli dell’accesso alla città (e non del traffico di passaggio) e la mancanza di un collegamento a nord della città. Quindi il Nodo è inutile e dannoso per Perugia, ma necessario per la nuova autostrada e per il gruppo di società dell’On.Bonsignore che la propone.
Scelte faraoniche e sbagliate, vantaggiose solo per i grandi costruttori e quindi nemmeno utili per l’economia regionale.
Alle grandi opere è dedicato il numero in edicola della rivista Il Mulino (rivista bolognese vicina a Romano Prodi), che verrà presentato a Perugia venerdì prossimo 28 aprile all’Auditorium di S.Cecilia in Via Fratti alle ore 16 con gli interventi di Bruno Bracalente, Claudio Carnieri, Mario Fagotti, Giuseppe Mascio, Mariano Sartore e Carlo Ripa di Meana.
Visto che i progetti di grandi opere stradali rischiano di modificare irreparabilmente il volto della regione per i prossimi cento anni (come qualcuno ha giustamente detto), è bene che prima di proseguire in questa direzione si apra un dibattito approfondito, rifuggendo dalle facili esemplificazioni (più traffico = più strade) e dalle false rappresentazioni di una regione isolata. Perchè, se di isolamento si vuole parlare, questo non è certo quello stradale, ma quello culturale di chi ritiene che nell’economia della conoscenza lo sviluppo sia ancora quello di disseminare il territorio di viadotti, gallerie e svincoli.
Urbano Barelli
Presidente di Italia Nostra di Perugia